Settimana ricca di post questa! Oggi però niente ricetta ma un avviso interessante!
Domenica 22 aprile, ovvero fra tre giorni, Shake&Bake insieme ad altre 12 foodbloggers parteciparà attivamente al “Brunch dell’atleta“.
L’evento è ospite del ristorante Birichin dello chef Nicola Batavia, importante personalità di spicco nelle manifestazioni olimpiche e rinomato chef di fama internazionale; tema del brunch è proprio lo sport e l’atleta come professionista.
Inutile dire che pensare di preparare un piatto da presentare in un’occasione del genere è davvero molto emozionante e decisamente non semplice! Io e le altre bloggers saremo supportate dallo chef in persona e dalla sua brigata e siamo state chiamate a comporre un menù ad hoc interpretando quelle che sono le caratteristiche salienti della professione di sportivo: forza, determinazione, concentrazione, energia.
L’evento è aperto a tutti coloro che vogliono partecipare, per info contattate il Ristorante Birichin.
Le bloggers che hanno aderito all’iniziativa, oltre alla sottoscritta sono:
Sara Fiordifrolla
Francesca, aka Lagonzi, SpadelliamoInsieme
Irene Cucina Senza Senza
Ambra Il gatto ghiotto
Vi aspettiamo domenica dalle 12.oo alle 16.00 circa per un brunch gustoso e “sportivo”!!!
Hugs,kisses&cookies
Questo mese Fernando, mi ha davvero coccolata con un vino che sento particolarmente di casa: un Monferrato Rosso del 2007 “Marcello” dell’azienda “Vigne dei Mastri”.
Ammetto di aver giocato facile e ho scelto un abbinamento molto familiare, ovvero coniglio e peperoni: due elementi saldi nella cucina piemontese da sempre; anche se in un primo tempo l’idea dei peperoni l’avevo accantonata per lasciare spazio al cappuccino di bagna cauda che prepara mia mamma, ho poi richiamato all’ordine la prima idea perchè volevo preparare un piatto semplice anche se dai sapori complessi e diciamocelo: con tutto questo aglio è bene mangiarlo in due.
Ingredienti (per 2)
4 rolatine di coniglio (fesa di coniglio avvolto con pancetta e rosmarino)
2 cucchiai di farina
Un pizzico di sale
2 cucchiai di olio evo
1 spicchio di aglio
1 bicchiere di “Monferrato Rosso”
Per i peperoni
1 peperone rosso
1 peperone verde
3 spicchi di aglio rosa
2 cucchiai olio evo
Sale e pepe q.b.
Fatevi preparare dal macellaio le rolatine di coniglio e fatevele legare bene con uno spago come fossero dei mini arrosti, con un rametto di rosmarino.
Passate le rolatine di coniglio nella farina e tenetele da parte; scaldate l’olio in una padella antiaderente, aggiungete lo spicchio di aglio e le rolatine di coniglio, fatele dorare molto bene da ogni lato e quando avranno preso un colore ambrato sfumate con il “Monferrato Rosso”; abbassate la fiamma, regolate di sale e pepe a piacere e proseguite la cottura a fuoco dolce per almeno 30 minuti, o fino a che la carne risulti molto tenera.
Se dovesse servire durante la cottura aggiungete poca acqua calda alla volta in maniera da mantenere il coniglio sempre in umido.
Durante la cottura del coniglio preparate i peperoni all’aglio: lavateli accuratamente e tagliateli in due verticalmente; eliminate la parte bianca e i semi all’interno e affettateli molto sottilmente.
Fate scaldare in un’altra padella antiaderente l’olio e gli spicchi di aglio, aggiungete i peperoni e fateli saltare a fuoco vivace per almeno 5 minuti, mescolando spesso in maniera che non brucino; quando inizieranno a diventare teneri regolateli di sale, abbassate al minimo la fiamma e coprite con un coperchio; proseguite la cottura per 10-15 minuti girandoli di tanto in tanto ma senza aggiungere acqua; spegnete e lasciateli riposare fino al momento del servizio.
Una volta che le rolatine di coniglio sono cotte, fate ridurre l’eventuale sughetto di cottura e impiattate con i peperoni all’aglio.
Non mi resta che ricordarvi il contest “In the food for wine” proprio in collaborazione con Fernando, noi aspettiamo le vostre ricette e i vostri abbinamenti!!!
Hugs,kisses&cookies
Chi mi segue su instagram o facebook avrà visto la foto di questa “No-bake cheesecake” con inserimento alle pesche che ho preparato la scorsa settimana.
L’idea di questa cheesecake mi era venuta in mente in occasione del Taste&Match di gennaio, ma poi avevo scelto di preparare i brownies che tanto sono piaciuti, così mi sono tenuta l’appunto della cheesecake nella lista dei “to-do” e me la sono giocata prima di quanto pensassi!
La scusa per farla così presto è stata il suo trentesimo compleanno, insomma 30 sono 30, puliti puliti, tondi tondi…beh fanno sentire grandi anche se poi prima di spegnere le candeline lo trovi in cima alla scala che appende con il filo trasparente le navicelle di guerre stellari versione lego alla trave del soffitto della sala!
Probabilmente serve a esorcizzare i 30, ancora non l’ho ben capito…se dovessi seguire questo filo logico, mi troverete tra cinque mesi a giocare con le barbie.
Ho voluto evolvere la classica cheesecake americana che non prevede la cottura, preparandola come fosse un semifreddo, ovvero usando come base la mia adorata e amatissima “pat’a bombe” e sostituendo una parte del formaggio spalmabile ( io NON uso mai il philadelphia perchè lo trovo troppo grasso al palato ed eccessivamente compatto)
La ricetta della cheesecake è questa, a seguire vi indico le modifiche che ho apportato, ovvero l’inserimento e la base di amaretti.
Ingredienti (stampo tondo a cerniera da 20cm)
Per la base
5-6 biscotti digestive
100g amaretti secchi
60g burro fuso
Per la farcia
3 tuorli
180g zucchero semolato
30g acqua
200g ricotta vaccina setacciata
100g formaggio spalmabile light
8g gelatina in fogli
Per l’inserimento alle pesche
4 pesche sciroppate ben asciugate
30g burro
15ml Amaretto di Saronno
3 cucchiai dello sciroppo delle pesche e 4g di gelatina in fogli
1. La sera prima preparate l’inserimento alle pesche che andrà congelato notte-tempo:
Prelevate le pesche dallo sciroppo di conservazione e tamponatele con carta assorbente; riducetele in dadolata molto fine e spadellatele con il burro per qualche minuto a fuoco vivace; flambate con il liquore e fate asciugare il fondo;
Disponete un anello di 2cm più piccolo dello stampo che userete per il cheesecake (se lo stampo del cake è da 20cm, l’anello sarà da 18cm) su una placca che possa andare in freezer e coprite i bordi e la base con pellicola da alimenti; tenete da parte fino al momento dell’utilizzo.
Mettete in ammollo la gelatina in fogli nello sciroppo di conservazione delle pesche, quando si sarà ammorbidita scaldate il tutto pochi secondi al microonde fino a che si sarà sciolta; unite questo composto alle pesche e amalgamate il tutto; trasferite ora nell’anello e mettete il vassoio, o placca su cui lo avete posto in freezer per almeno 4-5h.
Io ho preparato questo inserimento la sera prima in maniera tale che al momento dell’uso fosse ben congelato e non si romepesse.
2. Preparate la base del cheesecake riducendo in polvere sottile i biscotti e gli amaretti, trasferite in una ciotola e amalgamate con il burro fuso;
Disponete questo cmposto sulla base dello stampo a cerniera coperto di carta forno e distribuendola in modo uniforme su tutta la superficie, aiutandovi con il retro di un cucchiaio;
Mettete a riposare in frigo fino al momento di farcirla con il ripieno.
3. Preparate la pat’a bombe: portate a 121° lo sciroppo che ottenete con lo zucchero e l’acqua; nel frattempo mettete i tuorli nella planetaria e iniziate a montarli a media velocità; quando lo sciroppo è in temperaura versatelo, in due riprese, a filo sui tuorli aumentando la velocità del robot; lasciate montare il composto fino a che avrà raddoppiato di volume e si sarà ben intiepidito;
Setacciate la ricotta attraverso un colino a maglia fitta e tenetela da parte; fate ammollare la gelatina in fogli in 5 volte il suo peso di acqua fredda (8×5=40g acqua);
Quando avrete il composto montato, fate sciogliere per pochisismi istanti in microonde la gelatina in fogli (non è necessario strizzarla perché avrà assorbito solo i 40g di acqua che vi serviranno per farla sciogliere) e aggiungetela alla ricotta e formaggio spalmabile ben amalgamati; unite questo composto alla pat’à bombe con movimento delicato dal basso verso l’alto;
4. Estraete l’inserimento alle pesche dal freezer
5. Riprendete lo stampo dal frigo e rivestite anche i bordi con carta forno o pellicola; versate 1/3 del composto al formaggio nello stampo, livellate bene con la spatola e disponetevi al centro l’inserimento alle pesche; coprite ora con il restante composto al formaggio e trasferite in frigo a riposare per almeno 6-8h.
e disponetevi al centro l’inserimento alle pesche;
coprite ora con il restante composto al formaggio e trasferite in frigo a riposare per almeno 6-8h.
Perdonate la scarsa qualità delle foto-tutorial ma le ho scattate tutte con l’iphone in solitaria e in alcuni momenti temevo che mi finisse anche il telefono nel composto! 0_0
Mi rendo conto che la spiegazione è lunga, ma il tutto non è per nulla complicato! Vi ho scritto esattamente l’ordine logico e cronologico in cui preparare le varie componenti del dolce e il corretto montaggio, ma se aveste qualche dubbio contattatemi via mail!
Hugs,kisses&cookies
Questa tarte per me ha rappresentato una delle godurie più intense della mia vita.
Innanzitutto è una tarte, o crostata (chiamatela un pò come volete!) e quindi per me già vince in partenza sul resto; il ripieno è morbido e cremoso ma non come una crema tipo pasticcera (che non ce la faccio proprio a sopportare) ma una crema densa e compatta: il frangipane.
Altri elementi vincenti sono le mandorle (ho usato le grezze per gusto perosnale) e le pere martine che a mio personale avviso profumano di rose appena colte.
Un trancio di questa tarte e il mondo si ferma per un istante, pensate che sia esagerata!? si può essere, voi andate avanti a fare quello che state facendo che io me ne mangio un’altro pezzo. shhhh. =)
Ingredienti (stampo quadrato da 23cm)
Per la frolla
490g farina 00
3 uova medie
300g zucchero semolato
225g burro morbido
Semi di una bacca di vaniglia
Per il frangipane
200g burro morbido
200g zucchero integrale di canna (o 100g di zucch semolato+100g zucch. Canna)
100g farina 00
140g mandorle grezze mancinate
Zenzero grattuggiato a piacere
3-4 pere martine (o kaiser) piccole
Per decorare
salsa mou o miele a piacere
zucchero a velo
NB. Per una sola torta la dose della frolla deve essere DIMEZZATA, io l’ho preparata perché ho cotto due crostate, questa con il frangipane e questa delizia meravigliosa di Juls (fa-te-la! è assolutamente da urlo!)
Preparate la frolla lavorando nella planetaria munita di gancio a foglia lo zucchero con le uova fino a ottenere un composto omogeneo;
Unite il burro morbido e a pezzi e lavorate bene il composto fino a che sia tutto amalgamanto; unite i semini della vaniglia e in ultimo la farina setacciata, tutta in una sola volta.
Impastate molto velocemente, formate un panetto e trasferite coperto di pellicola in frigo a riposare per almeno 1h.
Trascorso questo tempo riprendete la frolla e stendetela spessa 3mm, rivestite lo stampo quadrato (o tondo da 24cm) precedentemente imburrato e infarinato ed eliminate la frolla in eccesso;
rimettete in frigo e accendete il forno a 180°
Preparate il frangipane:
Nella planetaria munita di gancio a foglia lavorate burro e zucchero fino a ottenere un composto spumoso e omogeneo;
unite l’uovo e lasciatelo amalgamare molto bene al composto precedente; unite lo zenzero grattuggiato (nella quantità che preferite) e la farina setacciata con la polvere di mandorle; amalgamate il composto che dovrà risultare morbido e spalmabile come fosse una crema;
Riprendete lo stampo, trasferitevi il composto di frangipane e sistematevi sulla superficie le pere semplicemente lavate e tagliate per la lunghezza (prelevate il torsolo ovviamente!);
Infornate in forno caldo e cuocete per 40-45 minuti; se la superficie dovesse scurire troppo (attenzione che zucchero di canna e mandorle grezze avranno la tendenza a brunire comunque la tarte!!!!) coprite la tarte con della stagnola e bucherellate la superficie in modo da lasciar uscire l’umidità e terminare la cottura.
Sfornate, lasciate intiepidire nello stampo e poi trasferite su una grata per dolci; decorate a piacere o con la salsa mou o con un cucchiaio di miele di acacia distribuito sulla superficie della tarte, oppure spolverate semplicemente con zucchero a velo!
TIPS: Le mandorle per il frangipane che ho scelto erano quelle grezze con la pellicina perché io amo il loro sapore pieno e rustico; voi a piacere potete usare anche quelle già spellate o un mix di entrambe;
Le pere martine sono una varietà snobbata per molto tempo, anche se risalgono già al medioevo e adesso riportata in auge soprattutto per la loro predisposizione verso la cottura; sono di piccole dimensioni e hanno una polpa soda e molto compatta. Frutto tipicamente piemontese vengono coltivate nella zona delle Langhe, si caratterizzano per il profumo quasi floreale che hanno e per la granulosità della polpa.
Non si trovano con grande facilità ovunque ma se vi dovessero capitare sotto mano non lasciatevele scappare perché sono davvero piccole perle preziose, profumatissime come rose e sode come le kaiser.
Hugs,kisses&cookies
Prima di partire per Londra stavo pensando ad una nuova ricetta per la rubrica di Cucina Piemontese che ormai da un paio di mesi si è impossessata del martedì come giorno di pubblicazione.
Pensa che ti pensa e sfogliando un pò dei libri che mi ha passato mia mamma ho trovato una ricetta che mi pareva davvero interessante e cioè l’ajà ovvero la salsa all’aglio.
Con questo vi ho svelato l’ingrediente segreto: l’aglio. una spropositata quantità di aglio.
Insieme al Bagnetto verde (bagnet vert) e al bagnetto rosso (bagnet russ…a breve su s&b) è uno dei capisaldi tra le salse che accompagnano i bolliti, ma come il verde è resuscitamorti.
Diciamo che le probabilità di cuccare con questa salsa sono a mille per la bontà della salsa stessa ma piombano a zero al primo avvicinamento più intimo.Quindi consiglio…mangiatela con amici, in famiglia, con più gente possibile ma NON in una romantica serata a due.
Passiamo agli ingredienti:
250 g noci sgusciate
2 fette di pane ammollato in poco latte (senza crosta)
5 spicchi di aglio (anche 7 a piacere)
70 g burro fuso (ho usato il 1889 delle Fattorie Fiandino avendone ancora un pò)
poco brodo (se servisse)
La ricetta originale prevede di pestare nel mortaio le noci e l’aglio con un pugnetto di sale grosso fino a ridurre in poltiglia e procedere allo stesso modo con il pane ammollato; unire poi i due composti e il burro fuso a bagnomaria come legante e se dovesse servire rendere più morbida la salsa con del brodo, fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Le mie modifiche sono state sostanzialmente due:
-Riunire le noci e gli spicchi di aglio nel mixer e frullare fino a ottenere una pasta mescolando il composto di tanto in tanto in modo che poi sia tutto omogeneo; unire il pane ammollato e strizzato e il burro fuso e mixare ancora fino a ottenere un composto liscio; unire poco brodo alla volta per ottenere la consistenza della salsa.
Io non ho utilizzato il sale perchè a mio avviso era già abbastanza salata avendo usato il burro salato 1889 e avendo diluito con del brodo che di suo era già stato salato in cottura; voi assaggiate e regolate a vostro gusto.
Più densa se la si usa con un pinzimonio o da spalmare sul pane (sulla biova…ma volete mettere che ululate di goduria!?) oppure più morbida se da usare con dei tajarin.
Respirate pure a pieni polmoni e vedrete che non arriveranno mai i vampiri.
Qualche giorno avevo lanciato un twitappello su come poter utilizzare i topinambur che avevo comperato perchè assolutamente curiosa di assaggiarli!
Così mi sono arrivati parecchi suggerimenti tutti stramega graditi ma poi avendo io di natura una vera testaccia mi sono impuntata e ho spulciato per bene il web alla ricerca di qualcosa che proprio mi ispirasse totalmente e alla fine passando da un link all’altro, da un blog a quello successivo mi sono imbattuta in uno dove una mamma (aaaargh chiedo scusa perchè non mi ricordo il nome del blog!) aveva preparato degli hamburgerini di topinambur farcendo poi dei paninetti deliziosi!
Io ho usato la ricetta cambiando in itinere qualche dose e qualche ingredient, per cui vi lascio la mia versione riveduta e corretta!..ah già che c’ero ed ero pure curiosa di assaggiare il Gran Kinara delle Fattorie Fiandino l’ho usato al posto della dose di parmigiano grattuggiato prevista dalla ricetta originale, ma prima un bel “tocco” me lo sono mangiato così…è buonissimo e il mio pancino ha detto YEEEEE evviva il Gran Kinara senza Lattosio!!!Con il Gran Kinara Sandra ha proposto queste polpette che di sicuro sono da provare!
Ingredienti (per circa 15 polpette grandi)
500 g topinambur
2 carote
2 scalogni
2 cucchiai di olio evo
sale e pepe
pan grattato q.b.
Gran Kinara grattuggiato ( o parmigiano grattuggiato) q.b.
1 uovo intero medio
Mondate le carote e gli scalogni e affettateli abbastanza sottilmente;
Scaldate l’olio in un tegame largo e fatevi imbiondire lo scalogno dolcemente; aggiungete le carote e fate intenerire;
Mondate anche i tompinambur privandoli della sottile corteccia esterna e mettendoli a bagno in acqua acidulata a mano a mano che li pulite; affettate sottilmente anch’essi e uniteli in padella; fate cuocere a fuoco dolce fino a che le verdure siano ben tenere aggiungendo un goccio di acqua se necessario.
Prelevate le verdure e tritatele nel mixer con l’uovo intero, il pangrattato sufficente a compattare il composto e uno o due cucchiai di Gran Kinara o parmigiano grattuggiato.
Regolate di sale e pepe a piacere e formate con il composto ottenuto delle polpette delle dimensioni che più desiderate, potete anche formare delle quenelle aiutandovi con due cucchiai; adagiate le polpette ottenute su due placche da forno coperte con l’apposita carta;
Accendete il forno ventilato a 200° e quando sarà in temperatura cuocete le polpette per circa 15 minuti, o 10 se il vostro forno è particolarmente potente.
A piacere potete anche friggere queste polpettine in abbondante olio di semi ben caldo.
Sfornate, aspettate qualche istante prima di servirle.
Io le ho mangiate con un’insalata di rucola e una punta di senape che a mio avviso aiutano a contrastare il gusto dolciastro di queste polpettine.
Piaciute!? fatemi sapere…
Con questa ricetta partecipo al MTC challenge di febbraio dedicato alle polpette di Menù Turistico.
Hugs,kisses&cookies
Questa tarte è stata studiata appositamente per il contest delle Fattorie Fiandino in collaborazione con la sempre più attiva Sandra, che prevede l’utilizzo del Burro Salato 1889 come ingrediente principale.
Ci ho messo un bel pò di tempo prima di scegliere che cosa preparare anche perchè quello che c’è in ballo è davvero una bel premio, quindi non si poteva di certo preparare una cosa a casaccio!
Per me la pastafrolla è un pò un salvavita nel senso che mi piace tantissimo provare a farla e rifarla milioni di volte o con lo zucchero a velo, o con soli tuorli o con l’uovo intero, oppure ancora con un goccio di latte o ancora cambiando il burro…ecco avete centrato il punto o come dicono in UK : you got the point.
Si perchè, ditemi voi quanto sono buoni gli shortbread? quei biscotti burrosissimi dolci con quella punta di salato che stuzzica e fa venire subito voglia di mangiarne un altro. Esatto: burrosissimi, quindi come meglio impiegare il burro salato 1889 delle Fattorie Fiandino se non in una preparazione del genere?
A questo punto la base del mio dolce c’è, ma non è ancora completo: bisogna decidere con che cosa farcirlo! Il guscio di frolla a mio avviso avrebbe avuto bisogno di un contrasto che ho trovato in un curd, ma non quello classico al limone…no, volevo sfruttare le arance e il loro profumo meraviglioso quindi ho preparato un curd di arancia che ne esaltasse il profumo dell’olio essenziale contenuto nella scorza grattuggiata e il sapore dolciastro del succo, per quetso ho utilizzato un’arancia rossa molto polposa.
Ma non ero ancora del tutto soddisfatta della mia decisione, a mio avviso mancava ancora un tocco che desse una nota decisa a tutto l’insieme e una vena croccante e cioccolatomane quale sono la mia ultimissima scelta è caduta ovviamente su un 80%.
Chiacchierando con Genny quando le ho spiegato la mia idea mi ha suggerito di spennellare la base della frolla con il cioccolato invece che semplicemente usarlo per creare dei decori superficiali e finali come era mia intenzione, e così ho provato: in sostanza un successo.
Ingredienti (per 3 mini tarte )
200 g farina 00
120 g zucchero semolato
120 g burro salato 1889
2 tuorli (da uova bio e medie)
per il curd all’arancia
80 g zucchero semolato
60 g burro
succo e scorza di 1 arancia rossa (bio)
10 g maizena
1 uovo medio bio
per decorare
100 g cioccolato fondente 80%
-Preparate la frolla riunendo nella planetaria la farina setacciata con lo zucchero, aggiungete il burro salato 1889 freddo e tagliato a dadini; iniziate ad impastare con il gancio a foglia fino a ottenere un composto bricioloso;
-Aggiungete i tuorli e impastate di nuovo fino a ottenere un impasto abbastanza compatto; finite di lavoralo a mano velocemente in modo da avere una palla; avvolgetela in pellicola e lasciatela riposare in frigo per 1 ora.
Preparate il curd all’arancia
-Grattuggiate la scorza dell’arancia e spremetela; tenete da parte entrambi.
-In un piccolo pentolino dal fondo spesso fate fondere il burro a fuoco dolce, aggiungete l’uovo e mescolate delicatamente; aggiungete la maizena setacciata con lo zucchero e mescolate con una piccola frusta; in ultimo aggiungete anche il succo dell’arancia e la scorza grattuggiata;
-Mescolate il tutto con una frusta in modo da evitare la formazione di grumi e fate cuocere a fuoco dolce per circa 10 minuti o fino a ottenere una crema compatta che si stacchi da sola dal fondo del pentolino.
-Prelevate la frolla dal frigo e lasciatela circa 10 minuti a temp ambiente prima di stenderla; accendete il forno a 200°.
-Stendete la frolla su una spianatoia infarinata, in uno spessore di circa 5mm, rivestite i tre stampi da mini tarte (10cm di diametro), se necessario imburrateli e infarinateli leggermente, eliminate la frolla in eccesso.
-Fate fondere il cioccolato a bagnomaria e con l’aiuto di un pennellino stendetene una piccola dose sulla base di ogni mini tarte; versatevi ora il curd di arancia e ponete in forno caldo a cuocere per circa 30 minuti, abbassando la temperatura a 170° dopo i primi 20 minuti di cottura.
Quando le tarte sono cotte, prelevatele dal forno e lasciatele raffreddare completamente prima di toglierle dagli stampi.
A piacere potete decorarne una in superficie con il resto del cioccolato fuso in modo da creare un ulteriore strato croccante a contrasto con la morbidezza del curd.
Hugs,kisses&cookies
E’ tempo di cucina piemontese, si si si oggi ci sta proprio bene una ricetta calda e corroborante! La cucina piemontese non passa per essere dietetica, anzi e in inverno qualche sgarro culinario in più solitamente ce lo si concede!
Quella che vi propongo oggi è una riceta che prevede l’utilizzo di un tipo di pasta fresca decisamente monferrina (anche se sono presrnti un pò in tutto il Piemonte), ovvero gli agnolotti del plin.
Plin in dialetto piemontese significa “pizzicotto” e da plin prendono il nome perchè per conferire a questi piccolissimi agnolotti la carettiristica forma venogno appunto pizzicati in modo da creare una sorta di “punta” con la quale l’agnolotto poi possa raccogliere meglio il sugo con cui viene servito.
La loro dimensione è davvero minuscola, immaginate voi le nonne che ne preparavano dozzine e dozzine che pazienza avessero a pizzicare ogni singolo agnolotto!
Essendo come la maggior parte dei piatti piemontesi anche questo di estrazione popolare, ovviamente il ripieno non può essere estremamente pregiato, e proprio per questo o si usava un ripieno di magro, oppure il più delle volte (per non sprecare proprio nulla) veniva usato l’avanzo delle carni preparate per il pranzo della domenica, quello più ricco e curato della settimana.
Ammetto che devo ancora migliorare tantissimo la mia manualità nel preparare questi agnolottini e infatti quelli che vedete non li ho fatti io ma ce li hanno regalati a Natale le classiche zie che invece facendoli da quando erano bambine ormai sono una catena di montaggio; mi sono fatta spiegare le dosi per la pasta che vi riporto e per l’appunto il ripieno è stato preparato con dell’arrosto avanzato, uovo,sale e pepe una manciata di parmigiano.
Per il sugo vi lascio la mia ricetta di roastbeef con cui poi ho condito questi agnolotti del plin.
Ingredienti (per 2) non spaventatevi della dose è superpiattounico!
250 g agnolotti del plin
3 cucchiai abbondanti di sugo dell’arrosto
Per il roastbeef
1 pezzo di roastebeef da 1 kg
2/3 di bicchiere di olio evo
1 rametto di rosmarino
3 foglie di salvia
2 spicchi di aglio
sale grosso q.b.
pepe q.b. (facoltativo)
1/2 bicchiere di vino bianco secco
Preparate il roastbeef tamponando la carne con del panno da cucina e poi massaggiandola con una manciata di sale grosso;
Fate scaldare l’olio con gli spicchi di aglio in una capiente pentola dai bordi alti con il fondo spesso; quando sarà ben caldo aggiungetevi la carne e fatela dorare molto bene (attenzione che non bruci e non bruci nemmeno l’aglio, se vedete che è brunito eliminatelo e sostituitelo con altri due spicchi nuovi);
Dorate la carne da tutti i lati in modo che si crei una sorta di crosticina che permetta alla carne di cuocere ma restare rosata all’interno; quando è tutta ben rosolata sfumate con il vino bianco e regolate di pepe; aggiungete anche il rosmarino e la salvia (non prima altrimenti rischiano di bruciare nell’olio) e aggiungete pochissimo liquido (es brodo di carne o acqua caldi); coprite con il coperchio e fate cuocere a fuoco medio calcolando 20 minuti ogni mezzo kg di carne (in questo caso la cottura era di 40 min essendo il pezzo da kg) prolungate la cottura di altre 15 min se non vi dovesse piacere la carne troppo al sangue.
Prelevate la carne e avvolgetela bene in un foglio di alluminio in cui la farete raffreddare completamente prima di tagliarla (questo fa in modo che non si sfaldi tagliandola ancora calda ma la fetta resti ben compatta)
Filtrate anche il sugo attraverso un colino molto fine, eventualmente metteteci una garzina e poi usatelo per condire gli agnolotti che avrete fatto lessare in acqua bollente salata per 5 minuti. A piacere invece che semplicemente irrorari gli agnolotti potete spadellarli con il sugo in modo che si asciughi un poco.
Il roastbeef???? una volta freddo tagliatelo finissimo con l’affettatrice e gustatelo con delle patate al forno e quel che resta del suo sugo!
Tips: il sugo dell’arrosto si può tranquillamente congelare, io lo porziono in cubetti e quando serve lo uso (è fenomenale anche nel risotto!)
Cavolo avete letto tutto per davvero? grandi! vi meritate un grazie di cuore, oggi sono stata parecchio prolissa!
Hugs,kisses&cookies
Gli agnolotti del plin li potete anche trovare come prima ricetta della Rubrica “Cucina Regionale” su Made in Kitchen.
Per me la torta di noci vuol dire vacanza, si perchè la si mangia sempre quando andiamo su in campagna nel Monferrato e quindi per me è vacanza in quel momento.
C’è la “Franca” la panettiera del paese che ne fa una versione secca secca e una come questa che vi propongo che invece è supermorbidosa e molto soffice, inutile dire che entrambe sono ottime e che semplicemente si adattano al gusto personale di ciascuno. Io che sono un’inguaribile golosa le amo entrambe a seconda del mio umore di #cancerina.
Ho deciso di preparare la versione morbida semplicemente perchè la trovo molto semplice e credo che meglio dell’altra si presti a essere portata ad esempio come dolce per una cena oppure sia ideale per una merenda con del buon thè.
Ingredienti (stampo da 22cm)
200 gr noci sgusciate
3 uova medie intere
130 gr zucchero semolato
2 cucchiai fecola di patate (o maizena)
140 gr burro fuso
-Preriscaldate il forno a 180°
-Montate le uova intere con lo zucchero fino a ottenere un composto molto gonfio,bianco e spumoso.
-Nel frattempo tritate molto finemente le noci con la fecola ( in modo che assorba l’eventuale olio che possono rilasciare) e tenete da parte;
-Fate fondere il burro e fatelo intiepidire; aggiungetelo al composto di uova e continuate a sbattere leggermente;
-Aggiungete anche le noci tritate e mescolate delicatamente il composto; imburrate e infarinate uno stampo tondo a cerniera da 22cm e versate il composto.
-Infornate in forno caldo e cuocete per 40-45 minuti; verificate la cottura con uno stecchino prima di estrarre il dolce dal forno.
-A piacere spolverate con zucchero a velo.
Ovviamente se doveste preparare questo dolce per persone con intolleranza al glutine, fate riferimento al prontuario A.I.C. per tutti gli ingredienti.
Aggiornamento del 22.02.2011: mi scrive Linda un commento dicendo che ha replicato questa ricetta di Torta di Noci con grande successo, ci tenevo a lasciare il link con la sua versione! Grazie Linda
Nuovo appuntamento con la Cucina Piemontese che questa settimana vi riserva la preparazione di un piatto davvero superfcaile,superveloce,supergustoso e superleggero!
Ho deciso, come per il risotto al castelmagno della scorsa settimana di valorizzare un prodotto tipico più che una vera e propria ricetta tradizionale fatta e finita! (arrivano anche quelle!!!).
Non so quali siano i vostri gusti in fato di formaggi ma io li mangerei tutti tutti, solo che essendo anche intollerante al lattosio me ne posso concedere in minime dosi, ma questa robiola di Roccaverano tutta a base di latte ovino o caprino o entrambi non me la sono fatta sfuggire anche perchè fortunatamente ha poco lattosio!
E’ un prodotto DOP che ha ottenuto questa certificazione una trentina di anni fa e come caratteristica deve avere una forma tonda con una crosticina color paglierino che può o meno presentare delle minuscole muffette, dovute alla stagionatura.
Ha un sapore abbastanza pungente per cui può non incontrare il gusto di tutti, ma intiepidita come ho fatto io in questa insalata sprigiona tutto il suo aroma e acquista una consistenza morbida e vellutata a mio avviso.
Ingredienti (per 2)
150 gr insalata mista
100 gr robiola di Roccaverano DOP
2 panini integrali
-Scaldate una padella antiaderente e dopo aver tagliato in cubotti da 1cm la robiola di Roccaverano, scaldatela qualche istante per lato, cercando di non farla sciogliere del tutto ma tenendola in forma;
-Dividete l’insalata in due ciotole separate e quando la robiola di Roccaverano sarà ben tiepida distribuitela sopra l’insalata;
Servite con il pane integrale.
A mio avviso non c’è bisogno di condimento per questa insalata poichè la spiccata sapidità del formaggio andrebbe a essere eccessiva con altro condimento; invece si potrebbe condire questa insalata con un filo di buon olio evo a crudo.
Spero possa piacervi!
Hugs,kisses&cookies
Devo ringraziare anche la mitica Sandra per la sua idea di insalata invernale, perchè quando ho comprato la robiola poi mi sono messa a pensare in cosa poterla utilizzare senza sminuirla e quando ho visto questa ricetta mi è venuta subito l’idea!
2 panini integrali